venerdì, 02 maggio 2008
Questo blog è nato dalle ceneri del precedente con l'intenzione di raccontare la vita quotidiana di una traduttrice tra tante. Ultimamente, però, la traduzione - almeno su queste pagine - ha avuto un ruolo sempre più marginale (come se il tradurre impedisse di riflettere sul tradurre). Mi sono divertita, e non poco. Solo che adesso è subentrato altro: non tanto la noia, quanto la presa di coscienza che tutto ciò che avevo da dire l'ho detto. Continuerò a scrivere delle mie letture
qui e del mio lavoro - insieme ad altri -
qui.
giovedì, 01 maggio 2008
Appena consegnato
questo, mi sono messa a leggere
quest'altro, lasciando ancora da parte - momentaneamente - la mia
oasi. Ho già dimenticato l'Irlanda e l'Inghilterra e devo calarmi in fretta nelle atmosfere indiane. Ho cominciato ieri, a fine giornata, tanto per provare a prendere confidenza, a sperimentare il tono. Di tempo ce n'è - quattro mesi esatti - pure se in mezzo ci sarà dell'altro: una pausa di un mese interamente dedicata e consacrata ad altro, una parentesi. L'India dei matrimoni combinati, quella delle madri invadenti, dei colori sgargianti, delle dinamiche familiari non sempre lineari mi assorbirà. Ne verrà fuori, credo, la mia traduzione più lunga, più corposa: sono all'incirca quattrocento le cartelle che si prospettano. Nel frattempo, sono anche riuscita a infatuarmi di due nuovi romanzi. Uno sta già viaggiando ed è bastato l'incipit, è stato sufficiente il primo capitolo a convincermi. L'altro, invece, è ancora solo una promessa, ma le promesse - spesso - si infrangono, così aspetto, senza troppa smania, di averlo tra le mani. Il primo, quello dell'incipit mozzafiato, è già stato segnalato, messo in evidenza e tra qualche giorno ne parlerò a Torino con chi di dovere. Il secondo, quello che chissà, per ora me lo tengo per me. E intanto, come sempre, leggo. E penso che se qualche tempo fa mi avessero detto che sarebbe successo così anche a me, che le traduzioni si sarebbero susseguite e anzi accastastate, non ci avrei creduto.
lunedì, 28 aprile 2008
Avevo insistito sull'ultima vocale, scandendola bene. Non pronunciavo un nome a voce alta da parecchio tempo. Billie Jean... C'era qualcosa di particolare in quelle sillabe, qualcosa di minaccioso. C'era come una sovrabbondanza in quelle parole, una sovrabbondanza di i. Certo, avevo barato un po', avevo pronunciato all'americana, sorridendo, poi mi ero messo a cantare il ritornello con voce giovane, quasi una voce infantile:
Billie Jean is not my lover
She's just a girl who claims that I am the one
But the kid is not my son...
martedì, 22 aprile 2008
Driin. Driin.
"Ciao, come va?"
"Bene, tu?"
"Non mi lamento".
Qualche chiacchiera di circostanza, poi l'interlocutore, G., dice: "Sai, vado a un reading domani pomeriggio, una roba sugli anni di piombo..."
"Maddai! Anch'io volevo andarci. Allora ci vediamo lì".
Arriva il giorno dopo, il cielo è limpido, c'è un sole favoloso. Il luogo dove si svolgerà, di lì a breve, il reading sugli anni di piombo è immerso nel verde, una specie di agriturismo.
G. è già lì che si dà da fare con maxischermi e collegamenti di vario tipo. A un tratto, spunta una ragazza che somiglia tanto a B. (ma non può essere B. perché nonostante la protagonista la guardi insistentemente, quella non la saluta nemmeno). La ragazza che somiglia tanto a B. e G. parlottano e alla fine, a causa di problemi tecnici, il reading viene annullato.
La protagonista e G. si ritrovano distesi in giardino, su un telo a prendere il sole. Dal nulla, compare S. con dei panini al formaggio dentro una busta di carta. Da lontano, giunge un cavallo in corsa, alle redini c'è A. che porta al guinzaglio un chihuahua. A. lascia libero il chihuahua e S. ci si mette a giocare (alla protagonista non risulta che S. abbia una particolare simpatia per i cani e per gli animali in genere, ma magari si sbaglia). La protagonista è inorridita e inizia a strillare cose sconnesse, del tipo: "Fai sparire questo topo!". Di G., intanto, si sono perse le tracce. S. offre un panino al chihuahua e ricompare A., in groppa al suo cavallo. A. dice alla protagonista: "Mi dai un panino al formaggio?" e la protagonista risponde: "No, questi sono per noi, ma posso darti quello che non ha voluto il chihuahua". A. la guarda, sorride e pontifica: "Tanto lo so che vai dicendo in giro che sono meglio di Drogba". Il chihuaua corre verso di lui e A. va via, al galoppo. S., un po' vergognoso, spiega: "Gliel'ho detto io".
Da lontano, arriva una donna col pancione; indossa una muta da sub. "Ma quella è E.", pensa la protagonista. E. si dirige verso un edificio e la protagonista la segue. C'è una donna con un vestito a fiori sdraiata su un divano la cui tappezzeria verde è disseminata di elefanti bianchi. G. è seduto dalla parte opposta. La donna con il vestito a fiori dice a G.: "Sai dove tengo l'agenda?". G. è evidentemente imbarazzato. Risponde Eleonora: "Sta lì, di fianco all'elenco del telefono". Le due si scambiano un sorriso complice; poi E. porge alla donna con il vestito a fiori un'enorme busta nera e le dice: "Qui ci sono le mute sporche, quelle da lavare".
Ancora in giardino, la protagonista vede in lontananza la proprietaria dell'agriturismo che chiacchiera con un gruppo di signore non più nel fiore degli anni. Una chiede: "Ma è qui che faranno la prossima edizione del GF? Quella per gli anziani?". La proprietaria spiega che non si sa ancora, ma è poco probabile perché l'aria che si respira nella stalla non è propriamente salubre.
venerdì, 18 aprile 2008
Mi rendo conto che da queste parti, ultimamente, domina il mood sentimentale andante - e dire che ho smesso di guardare le soap. Non a caso, meditavo di scrivere - ancora? ancora! - qualcosa sulla bellezza del lavoro di gruppo. Ma quando ho letto
l'oroscopo della settimana, ho cambiato idea. Il fidato Rob cita il brandello di
una canzone che non conoscevo e che -
megalomaniacamente - mi dedico.
I believe in restless hunger / I believe in red balloons / I believe in private thunder / In the end I do believe
I believe in inspiration / I believe in lightning bugs /
I believe in slow creation / In the end I do believe
I believe in ink on paper / I believe in lips on ears /
I believe what's shared is savored / In the end I do believe
I believe in work on Sundays / I believe in raising barns /
I believe in wasting Mondays / In the end I do believe
I believe in intuition /
I believe in being wrong /
I believe in contradiction / In the end I do believe
I believe in living smitten / I believe all hearts will mend /
I believe our book is written /
By our company of friends
mercoledì, 16 aprile 2008
Quando i tuoi modelli, coloro di cui aspiri -dando prova di non poca presunzione- di ricalcare le orme, un giorno, ti ringraziano, dicono grazie -loro!- a te, tutto il resto si ridimensiona; anzi, no: tutto il resto scompare.
lunedì, 14 aprile 2008
Grazie a Rossella che mi ha fatto quasi piangere con le sue parole scritte e mi ha pure portato in dono colei che considero Sua Levità.
Grazie a Lisa che, ancora una volta, si è dimostrata raffinata, ironica, e sostanziosa.
Grazie a Daniele che mi ha confermato che solo un certo tipo di pazzia può produrre certe scintille.
Grazie a Laura e Isa che mi hanno dimostrato che non ho sbagliato a pregarle, scongiurale fino ad arrivare quasi a strisciare.
Grazie a Denise che mi ha fatto sorridere e ridere di cuore.
Grazie ai ventidue che hanno dato fiducia a una cialtrona come me. E grazie anche a tutti quelli che avrebbero voluto darle fiducia, ma poi sono stati impossibilitati per cause di forza maggiore.
sabato, 12 aprile 2008
Fondamentalmente non stai bene. Sì, è la pura verità. Ed è inutile fare smorfie quando te lo fanno notare, rispondere che sei normale, che sei sana e che sono gli altri che non stanno bene. Perché se una mattina ti svegli dopo aver fatto un sogno in cui tu e l'amica redattrice - calate nei panni di due nuovi personaggi di Southpark - vi aggirate per una non meglio identificata fiera del libro, ripetendo all'unisono: "Oh mio Dio, ci hanno rubato il libro. Brutti bastardi!", significa che c'è qualcosa che non va. Se poi ci aggiungi che tua sorella - che di norma non è una frequentatrice di blog, tanto meno di blog in cui si parla di libri - non riesce a trattenersi dall'esporti al pubblico ludibrio, lasciando commenti per lo meno dubbi a
post assolutamente deliranti, non c'è bisogno di ulteriori conferme. Tu non stai bene.
giovedì, 10 aprile 2008
L'ho detto e ridetto fino alla nausea che mi piacciono gli esordienti, no? Ecco, la passione insana è nata per merito o colpa delle antologie - un'altra delle mie fissazioni. Credo che la mia seconda vita di lettrice sia cominciata con
Gioventù Cannibale. Certo, i tempi sono cambiati, e di antologie che fanno storia o epoca non mi pare ne escano tante, soprattutto considerato il lieve disprezzo col quale l'editoria italiana guarda i racconti. Io, voce fuori dal coro, adoro i racconti. Ne parlavo tempo fa con amici e amiche, spiegavo che per me, per la mia mente forse distorta, il racconto è una forma molto più delicata del romanzo, una forma che va maneggiata con più cura, che non ammette cali, debolezze, scivoloni. Una forma, quindi, più difficile - e da scrivere e da leggere - e probabilmente più preziosa. E dicevo, agli stessi amici e alle stesse amiche, che penso che le antologie siano vere fucine, i luoghi più adatti alla sperimentazione e alla contaminazione. Probabilmente è anche per questo che ultimamente mi innamoro di quelli che scrivono racconti. Probabilmente è anche per questo che ultimamente penso e progetto quasi esclusivamente in prospettiva antologica. E c'è un altro aspetto da non sottovalutare. Per chi, come me, trascorre le giornate in compagnia di un pc e di dizionari vari, lavorare così -
germinosamente - con gli altri è fantastico.